L’opposizione oggi.

13 Luglio, 2008

La recente cronaca politica si è incentrata su due iniziative dall’attuale maggioranza: un decreto sulla sicurezza contenente la discussa norma “salva processi” ed un disegno di legge soprannominato “Lodo Alfano”. Questo articolo non vuole approfondire le due proposte del governo, ma le diverse reazioni che queste hanno suscitato nelle forze di opposizione. Il Partito Democratico e l’Italia dei Valori infatti hanno denunciato come “strumentali” all’impunità del premier le due iniziative esercitando diversamente il loro diritto ad opporsi.

Di Pietro, per manifestare contro i provvedimenti della maggioranza ha indetto il “No Cav Day” riuscendo a portare in piazza, in nome dell’ “antiberlusconismo”, due correnti storiche di questo movimento : da una parte gli elettori del suo partito, sostenitori di Grillo e Travaglio e dall’altra gli elettori della sinistra radicale ,desiderosi di partecipare e rendersi visibili, dopo essere stati privati di rappresentanza formale nelle istituzioni. Il risultato è stato un attacco diretto al presidente del consiglio ed al suo passato segnato dai problemi con la giustizia.

In termini numerici e di risonanza mediatica la manifestazione si può sicuramente definire un successo, nonostante questa sia sfuggita di mano al suo organizzatore nel momento in cui Sabina Guzzanti, parlando dal palco, ha puntato il dito contro il Papa e il Presidente della Repubblica guadagnandosi una prevedibile condanna bipartisan dal mondo politico.

Sull’altro versante, il segretario del partito democratico , si è dimostrato più cauto, confermando sì la sua contrarietà al lodo Alfano e al decreto salva processi, ma disapprovando anche i modi ed i toni della manifestazione del suo alleato, definendola durante un’intervista a Matrix: “il più bel regalo al presidente del consiglio”.

La motivazione che ha spinto Di Pietro ad un’opposizione “aggressiva” e non dialogata si può intuire osservando il panorama politico dall’alto.

L’ Italia dei Valori, approfittando dal vuoto istituzionale lasciato dalla sinistra radicale, avversario storico di Berlusconi, punta a canalizzare quella parte di elettori del centrosinistra che non vuole scendere a patti col diavolo. Per far questo si serve abbondantemente delle armi “Grillo” e “Travaglio” che hanno dimostrato di saper mettere a nudo come nessun altro il passato del Cavaliere. Due armi efficaci quindi,ma a doppio taglio. Le continue accuse giudiziarie sono il miglior sostegno per quella maschera di vittimismo che Berlsuconi sta indossando da tempo, e che gli ha permesso al contempo sia di vincere il consenso sia di mettersi al riparo dai guai con la giustizia, dal 94 ad oggi. In questa maniera, agli occhi degli elettori indecisi che scelgono di dare il voto a chi li aiuta nel concreto ,e che non hanno il tempo di accertarsi del passato di chi li governa, le accuse di Di Pietro & co diventano le critiche di nostalgici comunisti o di intransigenti giustizialisti e tutto si sposta sul piano della lotta ideologica, dove toghe rosse ed ex magistrati tentano continuamente un “colpo di stato” contro il premier.

Veltroni invece,ha scelto il suo approccio considerando questa abilità del suo avversario nel ribaltare i fatti. Ha capito che per avere successo deve influenzare quegli elettori che hanno dato il loro voto al centro destra alle ultime elezioni, e che ora vorranno giudicare l’operato del governo sui problemi da loro più avvertiti : diminuzione del potere d’acquisto, inflazione, mutui, precarietà, per citarne alcuni. Berlusconi non può proporre soluzioni credibili in questi campi, occupato come è ad evitare la giustizia, e sarà proprio su queste mancanze concrete che il PD svolgerà la sua opera nei prossimi mesi, colmando lacune e proponendo alternative, nel duplice tentativo di migliorare la qualità della vita dei cittadini e di riguadagnare quella fiducia che, ormai da anni, sembra aver abbandonato il centrosinistra e la politica in generale.

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